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L'ottavo clima
Chiara Canali, 2008

Per ideare una pittura senza vincoli spazio-temporali Valerio Berruti si rivolge alla tecnica dell’affresco su tela di juta non preparata, una tecnica antica, anzi arcaica, che rende manifesta l’ammirazione dell’artista per l’arte trecentesca, in particolare per Giotto. Berruti da tempo lavora sul concetto di stile, rielaborando le immagini con segno libero e minimale, leggero ed esenziale, che si traduce in contorni netti a pastello e campiture piatte monocrome.

L’affresco, con la sua componente sacra e demiurgica, è lo strumento privilegiato che astrae dal contesto le rappresentazioni di vita quotidiana e le carica di significati immanenti, donando alle figure una posa ieratica e frontale, da divinità bizantina.

La rappresentazione pittorica su supporto bidimensionale si anima in grandi installazioni spaziali come quella nella Chiesa di Sant’Agostino a Pietrasanta, dove una scansione progressiva di tele che pendono dal soffitto conduce lo spettatore in un tragitto iniziatico e spirituale alla guida di un fanciullo che si muove con candore in spazio aulico e solenne.

Con l’opera Narcisus, infine, si concretizza l’approdo alla scultura come forma di espressione tutta cerebrale e razionale, purificata dalle passioni e fondata sui canoni di una bellezza astratta e assoluta. Il girotondo delle sculture di scolari che si riflettono su una superficie rispecchiante corrisponde appieno agli ideali di “nobile semplicità e la calma grandezza” teorizzata dal Winckelmann in ambito neoclassico.

 

 
 
   
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